Imu enti religiosi
18 Mag, 2026.

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Esenzione Imu enti religiosi

Ai fini dell’esenzione Imu per gli enti non commerciali, la natura dell’attività deve essere verificata in concreto.

In particolare, occorre attribuire rilievo alle tariffe applicate; se queste risultano allineate ai prezzi di mercato e l’offerta è rivolta a un pubblico indifferenziato, l’attività assume carattere commerciale. In questo caso, l’esenzione non spetta e il tema Imu enti religiosi diventa centrale.

La Corte laziale ha confermato la debenza dell’Imu accertata per le attività ricettive e didattiche svolte nell’immobile del contribuente, a eccezione della parte destinata a residenza delle religiose. Da notare che anche nel merito di Imu enti religiosi la distinzione sulle attività ha pesato molto.

Il Collegio muove dal consolidato principio secondo cui l’esenzione di cui all’art. 7, comma 1, lett. i), dlgs n. 504/1992 richiede un requisito soggettivo (non commercialità dell’ente) e un requisito oggettivo (attività svolta in maniera non commerciale).

La natura religiosa o solidaristica dell’ente non è sufficiente, dovendo essere verificata in concreto la modalità di esercizio dell’attività, soprattutto in riferimento a Imu enti religiosi.

Imu enti religiosi : importanza delle tariffe praticate

Particolare rilievo deve essere riservato all’esame delle tariffe praticate dall’ente. La Corte evidenzia che l’ospitalità offerta a studentesse e lavoratrici prevedeva rette mensili o tariffe giornaliere che risultavano compatibili con i prezzi di mercato di strutture analoghe. Da ciò derivava che la determinazione delle tariffe costituiva indice sintomatico della natura commerciale dell’attività relativa all’Imu enti religiosi.

Ai fini dell’esenzione non è sufficiente che le tariffe siano “contenute”. Occorre invece che siano significativamente inferiori rispetto al mercato. Pertanto, deve emergere una finalità non lucrativa anche nella concreta politica dei prezzi con riferimento agli enti religiosi e Imu.

Le tariffe al di sotto del valore di mercato

Nel caso di specie, tale requisito non risultava soddisfatto, poiché le tariffe applicate si collocavano in una fascia ordinaria, idonea a coprire i costi e a inserirsi nel circuito concorrenziale. Inoltre, la struttura dell’ente di culto accoglieva lavoratrici, studentesse e turisti senza selezione legata al culto e operava senza limitazioni temporali significative. Pertanto, si presentava come un servizio aperto al pubblico indifferenziato. Tali caratteristiche, accanto alla valutazione delle tariffe praticate, hanno rafforzato la tesi della qualificazione commerciale dell’attività. Di conseguenza, la Corte ha ritenuto corretta l’esclusione dal regime Imu agevolato, a eccezione della sola parte immobiliare destinata a residenza delle religiose. In conclusione, resta il tema della disciplina Imu enti religiosi.

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