Il regime forfetario conviene a strutture con spese modeste, pochi oneri personali da detrarre e clientela non business, oltre che a chi si affaccia ad una nuova attività; tuttavia, in molti casi il regime forfettario non conviene. mentre quello ordinario è per situazioni maggiormente strutturate, con investimenti in corso e clientela di soggetti Iva.
Tuttavia, per molti professionisti e imprese, il regime forfettario non conviene .
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Il regime ordinario
Nel regime fiscale ordinario vige dal 2025 il principio del reddito omnicomprensivo, in precedenza tipico del solo reddito di lavoro dipendente: il reddito non è più determinato soltanto sui compensi percepiti, ma su tutte le somme e i valori incassati dal professionista a qualunque titolo.
I rimborsi riaddebitati analiticamente al cliente non costituiscono reddito e non subiscono ritenuta d’acconto ma rendono indeducibile il costo correlato;
Un’altra stretta scatta sulle spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto mediante taxi o noleggio veicolo con conducente (Ncc): l’esclusione dal reddito e la deducibilità sono subordinate al pagamento con strumenti tracciabili.
I requisiti del regime forfettario
Resta il tetto di 85 mila euro di ricavi, con uscita immediata oltre i 100 mila.
E dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfetari. Inoltre, va considerato che il regime forfettario non conviene. in molte situazioni con elevati costi.
La scelta tra forfettario e ordinario
Per scegliere fra regime forfetario e ordinario occorre valutare tre variabili:
- volume dei compensi;
- incidenza dei costi;
- struttura organizzativa.
Nel forfetario il reddito imponibile si determina applicando ai compensi un coefficiente di redditività : su tale base si applica un’imposta sostitutiva del 15 per cento, ridotta al 5 per le start-up; non si applica l’Iva in fattura, non si subisce ritenuta d’acconto e non sono deducibili analiticamente i costi, che si considerano “forfetizzati” nel 22 per cento. Insomma: è un regime semplice, con minori adempimenti e carico fiscale spesso contenuto se i costi reali sono bassi. Tuttavia, il regime forfettario non conviene ! se hai molte spese da dedurre.
Nel regime ordinario il reddito si calcola sottraendo ai compensi incassati i costi effettivamente deducibili. Si applica l’Irpef progressiva, dal 23 al 43 per cento, oltre alle addizionali.
L’Iva è dovuta in fattura, ma è detraibile sugli acquisti.
Sono deducibili affitto, personale, software, formazione, spese tracciabili di vitto e trasferta, oltre ai contributi previdenziali.
Il sistema è più complesso ma consente pianificazione fiscale e valorizza studi strutturati. In più, il regime forfettario non conviene a chi ha molti oneri deducibili o una struttura organizzativa complessa.
In entrambi i modelli i rimborsi spese analitici non concorrono al reddito, ma nell’ordinario il peso dei costi effettivi incide realmente sulla base imponibile.
Se dunque i costi superano circa il 25-30 per cento dei compensi, l’ordinario tende a diventare più conveniente.
Il forfetario è quindi adatto a professionisti individuali con spese contenute, che lavorano soprattutto con clienti privati, per i quali l’Iva è un costo, e a chi ha pochi oneri personali da detrarre, ad esempio perché è single, non ha mutui o spese mediche rilevanti; l’ordinario è più adeguato a strutture organizzate, con investimenti e crescita strutturale e a che ha famiglia e oneri deducibili/detraibili, potendo recuperare parte delle spese per figli, mutuo, salute riducendo l’Irpef.
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